• Redazione

Toccante la lettera di una madre al Sindaco di Messina Cateno De Luca


#RestaAcasaBarcellona365Notizie

*di Placido Calvo


Prendiamo spunto di un lettera di una madre inviata al sindaco di Messina Cateno De Luca e resa pubblica dallo stesso primo cittadino su Facebook, nella quale si legge che una mamma si trova in difficolta in quanto il capo famiglia, cioè il marito, non lavora da giorni per causa del Covid-19. Il messaggio rivolto al sindaco ci ha fatto riflettere e lo abbiamo fatto in parte anche nostro. Oggi ne prendiamo spunto per dire che lo Stato Italiano non riesce a dare una risposta chiara alle famiglie in difficoltà economiche, soprattutto a quelle che hanno in casa bambini. La mamma che ha scritto al sindaco, in sintesi, faceva proprio questo riferimento. Allora noi ci sentiamo in dovere di scrivere il nostro pensiero giornalistico: sarebbe opportuno che lo stato in questa fase così tanto delicata aiuti queste famiglie in modo rapido, mettendo da parte la lungaggine burocratica come di solido avviene, e dia un sostegno veloce e tangibile a questa gente. Aggiungiamo anche, che l’INPS volendo, ha una banca dati molto chiara del  popolo italiano. Per abbreviare i tempi potrebbe intervenire in modo rapido, eventualmente, potrebbe attingere dalla banca dati dell’Agenzia Delle Entrate, farebbe in questo delicato momento cosa buona e giusta. -Pubblichiamo integralmente la lettera indirizzata al Sindaco Cateno De Luca

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De Luca Sindaco di Messina 4 h ·


PASSERÀ ANCHE QUESTA FASE Buongiorno a tutti Ieri ho Ricevuto questa lettera: “Caro Sindaco, nonostante inizialmente non avessi nutrito particolare afflato nella sua salita alla carica di primo cittadino, oggi mercoledì 25 marzo, posso asserire con orgoglio che Messina ha finalmente un uomo, un combattente, un sindaco che merita stima e piena riconoscenza. Sento, a ragione di quanto detto, la necessità di esternare un mio grande timore. Timore che non è basato su sensazioni, ma su reali commenti, mentre mi trovo in fila per la spesa, o per la farmacia. Sul web, con amici, parenti, con cui si dialoga da una parte all'altra della città, della regione, attraverso i social o anche una telefonata. Non temiamo il dover stare chiusi in casa, perché comunque questo ci sta offrendo la possibilità di riabbracciare quei valori che sino ad ora erano andati persi o erano sopiti. Il sacrificio, per noi, per i nostri cari, per il futuro collettivo, lo stiamo facendo. Però i commenti, il malumore, il timore e l'angoscia, stanno scoprendo i nervi di una rivolta che già è latente e serpeggiante. I lavoratori dipendenti, non quelli statali, ma quelli che sono alle dipendenze di un titolare, iniziano a non percepire più soldi, perché il datore di lavoro o non può o non vuole anticipare i soldi, che dovrebbe dare la cassa integrazione, di cui tanto si parla, ma che ad oggi nessuno ha visto. Gli esercizi commerciali sono chiusi, chi viveva, se pur facendo il gioco delle tre carte, essendo già la situazione economica non proprio rosea, a sopravvivere, adesso non può fare neppure quello. Non mi preoccupo tanto per gli adulti, ma i bambini sono il nostro futuro, i nostri figli meritano di avere almeno in questo momento il cibo. Presto, molti già adesso, non saremo in grado di fare la spesa neppure una volta a settimana. Ciò è già tangibile, e comincia ad assumere contorni preoccupanti se non catastrofici. La gente è già pronta a scendere per le strade con l'intenzione di svaligiare i negozi di generi alimentari, perché i soldi sono finiti o stanno finendo. Questo problema non và più preso alla leggera. La gente vuole una certezza anche se pur minima, di poter comunque assicurare il cibo ai figli. La invito a perorare la causa delle famiglie, di quei bambini che stoicamente hanno dimostrato e stanno dimostrando più coraggio e sopportazione di noi adulti. Di coloro che hanno abbassato le saracinesche per senso di dovere. La prego aiuti tutti noi, che i nostri sforzi non finiscano in una massa di gente che si riversa nelle strade, in preda alla disperazione, vanificando il suo operato e il nostro. Grazie”


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